CULTURA

IL CASTELLO “FIERAMOSCA” DI MIGNANO MONTE LUNGO, UNA STORIA TRA CAPUA E L’ALTO CASERTANO

RUBRICA: EVASIONE CULTURALE A CHILOMETRO ZERO E AD EURO UNO. Viviamo nella storia, nell’arte e nella bellezza: tutto è a portata di mano. Bisogna soltanto riscoprirlo perché tutto è già intorno a noi e fruibile a costo pressoché zero; il costo di un caffè.

Confesso che non ero a conoscenza dell’esistenza del castello Fieramosca di Mignano Monte Lungo. Quando me ne sono avveduto ho programmato di visitarlo. Tutto è avvenuto in maniera del tutto casuale. Qualche anno addietro, non avendo comprato il solito quotidiano e non avendo voglia di vedere la televisione, mi sono avviato verso la libreria per cercare qualcosa di interessante da leggere tra i tanti libri colà riposti. Ne ho consultati parecchi, fino a quando la mia attenzione non è stata attratta da un libro che da quando me lo avevano regalato non lo avevo mai letto, anche perché il testo, benché notissimo, non mi aveva suscitato un particolare interesse. Il libro recava il titolo “Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta”, di Massimo D’Azeglio, pubblicato a Milano nel 1833. Comincio a dargli un’occhiata, leggiucchiando le prime pagine. Non avevo affatto intenzione di leggerlo completamente; invece, l’avvincente esposizione della vicenda guerresca, nella quale il Fieramosca, nato a Capua nell’anno 1476, è il maggiore protagonista, finisce col rapirmi al punto da scorrere le pagine dell’intero libro in non più di tre giorni. Fui veramente sedotto da quel fatto d’arme, per cui lessi il libro tutto d’un fiato. L’autore –il D’Azeglio- definì la sua opera un “romanzo di fondo storico con accessori fantastici”.  Mai definizione fu più corrispondente al contenuto di un testo letterario. Si tratta, in estrema sintesi, del racconto romanzato di un fatto storico, che si dipana anche attraverso la narrazione dell’amore del Fieramosca con una giovane e bella capuana, di nome Ginevra: un amore corrisposto, ma reso, però, difficile dall’intreccio di altre dolorose e tristi vicende che, nel medesimo momento storico, avevano come sfondo la penisola italiana, purtroppo, in quel tempo, terra di conquista di potenze straniere.

          La trama romanzesca ricorda un po’ la tragedia di Romeo e Giulietta: un amore contrastato, una finta morte -ovvero una tanatosi, che implica l’irrigidimento totale del corpo, al fine di simulare uno stato simile alla morte- ed un epilogo tragico, seppure diverso da quello narrato dallo Shakespeare.

           La disfida di Barletta costituisce il nucleo centrale del romanzo del D’Azeglio, ma la vicenda amorosa, che la sottende, viene raccontata con stile avvincente e trascinante, per cui il lettore rimane coinvolto nella sequela degli avvenimenti narrati, tanto da essere impaziente nella lettura dei passaggi successivi per comprenderne o, almeno, intuirne i possibili ulteriori sviluppi. 

          Orbene, letto il romanzo, mi venne voglia di visitare i luoghi indicati nel romanzo, in particolare una chiesa di Roma, ove il D’Azeglio fantasiosamente collocava il corpo di Ginevra, durante la veglia funebre, la campagna barlettana dove si svolse la disfida, il monastero di clausura, ove Ginevra si rinchiuse, una volta sfuggita ai suoi inseguitori, cioè dagli sgherri ingaggiati dall’uomo d’arme, che, conquistato il territorio capuano, la costrinse a divenire sua sposa, sebbene fortemente contraria a quel matrimonio, nonché un isolotto, antistante la costa pugliese, dove veniva collocato il monastero di clausura.   

          In attesa di fare questa ricognizione, magari con altri capuani che hanno letto il testo in questione, del quale si raccomanda la lettura soprattutto ai più giovani, trattandosi di un emozionante romanzo di vicende cavalleresche e amorose, di una ineguagliabile intensità, ho pensato di fare un’escursione a Mignano Monte Lungo (Oppure Mignano Montelungo), ove è sito un meraviglioso castello, nel quale visse il Fieramosca. Pensavo di trovare un rudere; invece, con somma meraviglia, mi sono trovato al cospetto di un maniero completamente ristrutturato, nonostante le ingiurie dei secoli passati e, per ultimo, quelle della seconda guerra mondiale, a seguito delle quali furono sottratti arredi, argenterie, quadri, rimossi affreschi e vandalizzati gli ambienti di rappresentanza.

          Per lumeggiare meglio il castello Fieramosca e la strategia impiegata da quella locale amministrazione comunale, per la ristrutturazione dell’imponente struttura, mi sono riportato a quanto trascritto su di una targa in marmo, apposta al suo ingresso: “Città di Mignano Montelungo -medaglia d’oro al valore militare, medaglia d’oro al merito civile- il giorno 12 del mese di maggio dell’anno 2018, il sindaco Antonio Verdone e l’Amministrazione comunale con solenne cerimonia inaugurano il castello di Mignano Monte Lungo, che fu riferimento del Regno del Sud in ogni tempo, che accolse papi, imperatori e re, che fu proprietà delle più nobili famiglie nel medioevo e nel rinascimento, che ospitò nobildonne colte , intelligenti e belle e fu onorato da Ettore Fieramosca, l’eroe della disfida di Barletta, tornato a risplendere dopo i lavori di restauro effettuati grazie al finanziamento regionale ottenuto per l’assiduo impegno dell’Amministrazione comunale. Il consiglio comunale esultante pone questa epigrafe a ricordo dell’evento”.

          Il castello, a seguito del restauro del 2018, si presenta curato in ogni ambiente. I locali dei vari piani risultano tutti in piena efficienza. Sono stati ricavati servizi igienici in misura sufficiente ed ogni ambiente si presenta climatizzato. Tutto appare fruibile in estrema sicurezza. Il castello, dopo un restauro durato due anni e con una spesa di circa 8 milioni di euro, in parte assicurati dalla Regione Campania ed in parte imputati sui fondi europei, è stato riportato al suo primitivo splendore. Tutta la struttura muraria, laddove ammalorata, è stata ripristinata, per quanto possibile, secondo l’originale stato. Molto curati sono i terrazzamenti, mentre dei prati, tagliati di fresco, verdeggiano magnificamente, facendo bella mostra negli ampi giardini. Un cunicolo, ubicato su di un lato del piano terra, abbastanza esteso in lunghezza, scende in profondità e sembra proiettarsi oltre il perimetro del castello, terminando in un ampio locale: dalla calura estiva, dopo qualche decina di secondi, siamo gradualmente passati ad una gradevolissima ed inaspettata frescura. Aiuole ricche di fiori dai colori molto vivaci, strategicamente dislocate, vivacizzano l’ingresso, il cortile interno, i terrazzamenti ed i bastioni. Nel giardino, sono accantonate delle lastre di granito imponenti, reperti archeologici di antica fattura, recanti scolpiti dei motivi ornamentali. Molto suggestive sono delle piante di alloro molto alte e maestose, rinate vigorose su ceppaie gigantesche, sicuramente plurisecolari, che si stagliano solitarie sul piano di campagna delle terrazze. Peccato che non ci siano più gli arredi del tempo andato e quant’altro abbelliva il castello: in più punti si notano le tracce di edicole votive, desolatamente vuote. Molto singolare appare una fontana che sembra ritrarre un uomo ebbro a cavalcioni di una botte dalle cui cannelle sgorgava l’acqua.

          Ecco i dati più significativi del Castello Fieramosca: 1.390 metri quadrati di superfice coperta, 2.415 metri quadrati di giardini, 690 metri quadrati di terrazzi, 680 metri quadrati di cortili. Il tutto circondato da un’area verde estesa 33.000 metri quadrati. 

           In sede di inaugurazione, era stato programmato l’allestimento di una sala conferenze, di una sala museale e di spazi di rappresentanza ed espositivi. La sala conferenze risulta già attrezzata e fruibile per eventi e convegni. In data 22 agosto, domenica, nella sala conferenze, in occasione della mia visita, ho potuto notare che era in corso una nutrita assemblea da parte dei soci di una locale associazione culturale, che aveva per oggetto le prossime iniziative per la promozione e la valorizzazione del castello. Il maniero fu attribuito ad Ettore Fieramosca, nell’anno 1504, un anno dopo la disfida di Barletta, dal re di Spagna Ferdinando d’Aragona, quale ricompensa dei brillanti fatti d’arme di cui si era fatto onore. Nella circostanza venne nominato Conte di Mignano Monte Lungo, barone di Acquara e signore di Camigliano, Galluccio, Rocca d’Evandro e Romagnano al Monte.

           Il giorno dell’inaugurazione, come riferito da Ildebrando Caputi, un giornalista del quotidiano “Il Mattino”, in un articolo datato 13 maggio 2018, il Governatore della Regione Campania –Vincenzo De Luca- così si espresse: ”Questo è un evento simbolo della rinascita della provincia di Caserta e dell’intera regione. Ci sono in Campania amministrazioni che dormono in piedi, ricevono finanziamenti, ma i lavori non partono o rimangono fermi. Mignano Monte Lungo ha dimostrato invece grandi capacità nel portare a termine un intervento così importante”.   

          Il maniero, costruito tra il X e XI secolo, e che ha dato ospitalità ad imperatori, re, papi, al nostro Fieramosca e a tanti illustri personaggi del medioevo e del Rinascimento, è stato, pertanto, riportato a nuova vita, dopo i tanti scempi subiti nei secoli passati, per divenire lo scenario o, meglio, il palcoscenico privilegiato delle iniziative culturali del tempo presente. 

          Ero andato a Mignano Montelungo, anche per distrarmi dalle cose capuane; invece, non è stato possibile, in quanto mi è venuto naturalmente alla mente la mia città che dispone di due imponenti castelli, entrambi inaccessibili. Il castello di Carlo V  è prigioniero (all’interno) dello stabilimento militare “Pirotecnico, mentre il Castello delle Pietre continua a tenere sbarrato il suo ingresso, immerso in un sonno profondo e apparentemente senza risveglio.

          Con la crisi industriale e manifatturiera, che perdura da alcuni decenni, bisognerebbe puntare sul turismo quale attrattore di visitatori in cerca di svago e di cultura; insomma di tutto ciò che la nostra città, nota in tutto il mondo fin dall’antichità, è in grado di offrire, per la presenza di un importante museo, dei fossati e dei bastioni -testimonianza della città fortezza, nei pressi della quale si concluse la spedizione dei Mille di Garibaldi-, delle chiese longobarde, del Placito Capuano, noto a tutte le scolaresche d’Italia -celebrato qualche anno addietro con la collocazione di un cippo commemorativo-, gli innumerevoli palazzi rinascimentali, ecc. ecc.

          Il comune di Mignano Montelungo conta meno di 3.500 abitanti ed è stato in grado di recuperare il suo castello diroccato in soli due anni di lavoro. Non aggiungo altro, perché soltanto volendolo fortemente si potrà un giorno, spero non troppo lontano, liberare dalla sua plurisecolare prigionia il Castello di Carlo V, magari estrapolandolo dal contesto militare in cui si trova confinato, e risvegliare dal suo sonno innaturale il Castello delle Pietre. Per realizzare un sogno occorre sviluppare una feconda sinergia tra le istituzioni centrali e periferiche dello Stato, naturalmente col fattivo contributo della popolazione capuana a cui tuttora è negato l’accesso in entrambi i castelli.-

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One Comment

  1. Pasquale Manzo

    Corro a visitarlo….

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