Capua, CRONACA, EVASIONE CULTURALE A KM0

CAPUA: UN SACRARIO PRESSOCHE’ IGNOTO NEL TERRITORIO DI S. ANGELO IN FORMIS.

In data 23 del corrente mese scrissi un articolo concernente il cimitero garibaldino di S. Angelo in Formis. Nello stesso si dava atto di alcune criticità, quali la mancanza di idonea segnaletica stradale, che ne agevolasse l’ubicazione, e lo stato di complessivo degrado del sacrario. In sede di redazione di quell’articolo consultai le precedenti notizie inerenti lo stato di manutenzione di quel sito, accorgendomi che, più volte, qualche link mi indicava un altro sacrario, ubicato ugualmente nei pressi del cimitero garibaldino, recante la denominazione di ”Armata silente”. La consultazione di vari link mi consentiva di apprendere che nello slargo antistante una cava di pietra pomice erano stati fucilati, dalle truppe anglo americane, una decina di soldati italiani, siccome ritenuti operativi alla R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana). La lettura accidentale nella quale ero incorso aveva suscitato in me una certa curiosità, non avendo mai avuto conoscenza di quell’evento, per cui volevo approfondire la fondatezza di quelle notizie presenti sulla rete web. Avevo, pertanto, programmato di fare un sopralluogo in zona, anche perché la mia curiosità era stata fortificata da un lettore, del quale, per ragioni di privacy non vengono indicate le generalità, il quale, facendo riferimento all’articolo già pubblicato sul cimitero garibaldino, segnalava che “poco lontano dal cimitero vi è un luogo (una cava di tufo abbandonata) dove furono fucilati dei partigiani italiani, il tutto fu documentato durante un servizio televisivo di alcuni anni fa. L’Associazione nazionale partigiani sistemò quel luogo con lapidi e reperti, lo visitai e mi resi conto di quanto è stata brutta la guerra, soldati italiani che fucilarono italiani. Ci ritornai anni dopo e …..”. Il lettore parlava, dunque, di partigiani fucilati, contrariamente a quanto riportato in rete. La segnalazione mi ha spinto a contattare il lettore in questione, senza, però, riuscirci. Mi sono, pertanto, rivolto ad una persona anziana domiciliata fin dalla nascita proprio nella zona che mi era stata indicata, la quale mi confidava di conoscere molto bene il posto ove -riporto le parole del mio interlocutore- “erano stati fucilati diversi partigiani”. Il lettore, di cui innanzi, ed il mio accompagnatore avevano la medesima cognizione circa lo status dei fucilati, ovvero che si trattassero di partigiani. Poiché ciò mi risultava improbabile perché nel passato non avevo mai sentito parlare di una celebrazione annuale o con diversa cadenza temporale in onore di partigiani fucilati in quella zona, nella mattinata del giorno 29 gennaio c.m. mi sono portato in loco con la mia improvvisata ed esperta guida. Dopo aver superato il cimitero garibaldino, per una strada via via più disagevole e sterrata, dopo diverse centinaia di metri -forse meno di un chilometro- siamo giunti in una zona di campagna, ove la vegetazione spontanea era divenuta sempre più fitta. Proprio nel punto in cui la strada di campagna cominciava a divenire impercorribile, ci siamo trovati all’altezza di un cancelletto chiuso che fa da ingresso ad un’area recitata, coltivata ad uliveto, l’interno della quale era effettivamente attrezzata a sacrario. All’ingresso sono collocate due lapidi in marmo, di cui si accludono delle foto: La lapide più grande, riportante in alto incisa il disegno di un’aquila che mantiene tra gli artigli un fascio littorio, reca la seguente scritta: “Nel gigantesco scontro del <sangue contro l’oro> qui, tra gennaio e maggio del 1944, nella visione di una più grande Italia in un’Europa unita, caddero fucilati dagli invasori anglo americani, i giovani soldati della R.S.I..ASCHIERI FRANCO ANNI 18.BERTOLI MAURO ANNI 18.CALLIGARO ALFREDO ANNI 25.CANCELLIERI LUIGI ANNI 19.CANTELLI MARINO ANNI 21.DONNINI DOMENICO ANNI 25.MENICOCCI ENRICO ANNI 20.PALESSE ITALO ANNI 22.POLETTI PAOLO ANNI 24.SCARPELLINI VIRGILIO ANNI 19.SEBASTIANELLI GIULIO ANNI 28 .TAPOLI TIMPERI MARIO ANNI 18.TEDESCO VINCENZO ANNI 19ONORE E GLORIA”. La lapide più piccola reca la seguente scritta:“AMORE E CORAGGIO NON SONO SOGGETTI A PROCESSO”R. BRASILLACHI COMBATTENTI DELLA R.S.I.”

All’interno sono state notate dei cippi, si presume in cemento, ed una ulteriore lapide recante la scritta “A NOI PRESCRISSE IL FATO ILLACRIMATA SEPOLTURA”.

Si intravede, sempre all’interno della zona recitata, un cartello deformato su cui si legge, sia pure con difficoltà: “SACRARIO MARTIRI RSI. BENE AFFIDATO AL CENTRO NAZIONALE SPORTIVO FIAMMA COMITATO REGIONALE CAMPANO ……………………………(non leggibile il resto della scritta).

L’area di che trattasi si presenta tutto sommato relativamente in buone condizioni, naturalmente in relazione a ciò che si riesce ad intravedere dall’esterno di essa. Il sacrario in questione costituisce una vera sorpresa, perché si sconoscono le modalità dell’arresto di quei soldati e soprattutto i capi di accusa che gli furono contestati. Lascia, infine , perplessi che siano stati eseguiti dei processi sommari con fucilazioni sul posto da parte delle truppe anglo/americane. E’ così raccapricciante l’esecuzione di cui l’epigrafe ci ha fornito una preziosa testimonianza da indurci a pensare che essa possa essere il frutto del racconto fantasioso di un evento mai verificatosi. Ci sono, però, i nomi ed i cognomi di giovanissimi soldati, vittime di quell’esecuzione, e l’indicazione delle truppe (anglo/americane) che eseguirono quel massacro: se il contenuto di quell’epigrafe fosse stato la risultante di una narrazione fantasiosa le istituzioni avrebbero dovuto provvedere alla doverosa rettifica sia del fatto in se stesso che della relativa attribuzione di responsabilità. Poiché non risulta che alcuno abbia mosso obiezioni circa quanto evidenziato, dobbiamo dedurre che l’evento riportato sull’epigrafe ha avuto veramente luogo e che esso sia stato silenziato per la semplice ragione che a commettere l’esecuzione siano state le truppe alleate e, quindi, quelle vincitrici, delle quali non si deve che parlare bene. Gli uomini giustiziati stavano evidentemente dalla parte sbagliata e perdente, sia pure osservante, fino in fondo, il giuramento prestato, e tanto bastò a silenziarne la vicenda. Una cosa è certa, se le cose andarono per come descritte, si trattò di un crimine di guerra, perché in violazione della normativa internazionale in tema di trattamento dei prigionieri di guerra. Quando si raccontano fatti che hanno valenza storica non si possono omettere circostanze per opportunistiche valutazioni. Sono passati oltre 70anni dalla fine del secondo conflitto mondiale e non si possono nascondere le verità scomode. Un grande storico -Lucien Febvre- ebbe a dire che è compito dello studioso di “raccogliere i fatti. Per questo bisogna andare negli archivi, questi granai pieni di fatti. Là, non c’è che da abbassarsi per poterli raccoglierli”. Insomma, il lavoro dello storico è quello di raccogliere i fatti, consultando gli archivi, per ricostruire gli avvenimenti del passato, così come un artigiano (lo storico parla dei bambini che cercano di ricomporre un puzzle i cui tasselli sono stati volutamente mescolati per il loro gioco) procede alla ricomposizione di un mosaico i cui tasselli sono stati sparsi in giro; soltanto col recupero e l’inserimento anche dei frammenti più piccoli, sarà possibile ricostruirne il quadro completo. L’evento ricordato, però, presumo, non è ancora negli archivi degli storici: non è tuttora immagazzinato nei metaforici granai di cui parla Lucien Febvre. Esso è ancora lì, nella silenziosa campagna di S. Angelo, in attesa di un’adeguata evidenza mediatica e divenire anch’esso un prezioso tassello per la ricostruzione di quella ragnatela di fatti, in ordine ai quali una miriade di soggetti, portatori di contrapposti interessi ed ideologie, danno -o hanno dato- una lettura diversa -e spesso contraddittoria – dei medesimi eventi. Voglio chiudere la strana e singolare vicenda che rievoca il sacrario intitolato all’”Armata silente “ con le parole di Papa Francesco, che censura il modo attuale di fare giornalismo, per le correlate implicazioni che quel modus operandi opera nella storiografia: “La crisi dell’editoria rischia di portare a un’informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada, senza più <consumare le suole delle scarpe>, senza incontrare persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni. Se non ci apriamo all’incontro, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata”. Rifuggiamo, dunque, dalle versioni storiche cristallizzate ed apparentemente immodificabili ed aggiungiamo anche noi un frammento a quella ragnatela di eventi che è la storia, per farla coincidere, per quanto possibile, con la realtà fattuale di essi.

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3 Comments

  1. franco fierro

    TUTTI I MORTI PER UN IDEALE, SBAGLIATO O GIUSTO, VANNO ONORATI. MA GLI ALLEATI ERANO INVASORI?

  2. Davide Sabatini

    Buongiorno. Mi occupo di storia contemporanea. Ho letto il suo interessante articolo e vorrei visitare il Sacrario. Sempre che sia possibile accedervi. Grazie mille

  3. Volevo segnalare che oltre alle prove documentali della fucilazione, esiste anche un video facilmente reperibile su youtube

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