AMBIENTE, CULTURA

RUBRICA: EVASIONE CULTURALE A CHILOMETRO ZERO E AD EURO UNO

Viviamo nella storia, nell’arte e nella bellezza: tutto è a portata di mano. Bisogna soltanto riscoprirlo perché tutto è già intorno a noi e fruibile a costo pressoché zero; il costo di un caffè.

TRIFLISCO (BELLONA)
Nel decorso fine settimana (giorno 12 e 13 giugno 2021), transitando nelle ore serali per Triflisco, rinomata località con vocazione turistica insistente nel territorio del comune di Bellona (CE), ho notato numerose persone che affollavano le omonime sorgenti ed i locali di ristorazione. Naturalmente ho colto con sommo piacere la visione di una località che, al termine della pandemia, ha saputo riprendersi alla grande. Tutte le attività ricettive avevano fatto il pienone. Le sorgenti lambiscono un’arteria stradale in genere abbastanza trafficata. Gli automobilisti in sosta, davvero molto numerosi nelle ore in cui mi sono trattenuto in loco, li ho visti, per una buona volta, disciplinatissimi, tant’è che avevano parcato i loro veicoli in maniera abbastanza corretta, consentendo il transito scorrevole ai veicoli sopraggiungenti. Un ampio parcheggio, predisposto negli anni passati, consentiva di posteggiare agevolmente i veicoli. Una folla ordinata sciamava festosa tra le bancarelle e gli esercizi pubblici, in cerca di svago e di evasione. Complici anche le belle giornate, i cittadini vogliosi di prendersi qualche momento di serenità a buon mercato hanno finalmente voluto riscoprire una località ben nota in passato, un passato glorioso relativamente recente, per i suoi mulini e, finanche, per i suoi stabilimenti termali. Nessuno si aspettava così tanta gente desiderosa di riscoprire le bellezze dei luoghi. 

Nell’area delle sorgenti, ben sistemata, è leggibile una targa che riepiloga la storia dei luoghi. Un’altra targa è stata rimossa da qualche teppista di passaggio. Riporto il contenuto della targa sopravvissuta, poiché in pochi righi è sintetizzato quanto è necessario conoscere della cosiddetta Piazzetta dei Savoni: “Gli studiosi sostengono che il toponimo della località di Triflisco derivi dal latino inter fistula, tra canali d’acqua, ossia tra corsi d’acqua. Questa, infatti, è la peculiarità della zona: i savoni e le sorgenti d’acqua alle quali sono attribuite da secoli proprietà salubri. Già in epoca romana Plinio il Vecchio fa riferimento ad un’acqua medica in prossimità del tempio di Diana Tifatina, l’attuale Basilica di Sant’Angelo in Formis, facendo supporre alla presenza di Terme. Tra il XVI e il XVII secolo il cardinale San Bellarmino, che ebbe modo di frequentare le terme di Triflisco durante un suo soggiorno a Capua, in seguito fece spesso richiesta ai pellegrini di Roma di portargli un poco d’acqua delle sorgenti di Trifisco. Le acque delle polle della zona sono state negli anni oggetto di numerosi studi da parte di diversi Istituti di ricerca. Il più noto è quello dell’Istituto Chimico della Reale Università di Napoli che ne evidenziò le caratteristiche salutari. Esse mostrano caratteristiche prevalentemente locali, con alti flussi di CO2. Questo fenomeno di mineralizzazione è dovuto a processi di fluidi circolanti e a gas di origine profonda con conseguente variazione delle caratteristiche idrochimiche di ciascun sistema di circolazione delle acque sotterranee e a falde sovrapposte. Il quindicinale <La Giovane Capua> sottolineò in un articolo dell’8 agosto 1909 le proprietà benefiche delle sorgenti di Triflisco. In esso si legge che l’acqua cosiddetta del Salvatore è <di gran vantaggio ….. in molte malattie delle vie digerenti, in varie malattie epatiche e nelle malattie urinarie>. Si sviluppò così la consuetudine di <far passeggiare i cavalli nei savoni>, affinché le proprietà dell’acqua aiutassero a fortificare le ossa degli animali. Nel Novecento furono aperti anche alcuni stabilimenti termali, con cabine dotate di vasche che erogavano acqua calda per l’idroterapia, adatta alle malattie reumatiche. Le acque di Triflisco appartengono alla stessa composizione chimica delle acque della falda nella piana di Riardo, zona di transizione verso la piana del fiume Volturno”. 

 Il testo riportato è quanto mai illuminante sul passato glorioso di Triflisco, che fu sede di moderni stabilimenti termali, nei quali i pazienti venivano sottoposti a diverse cure idroterapiche per la mitigazione di innumerevoli patologie. Delle proprietà mediche ne parlò nell’antichità Plinio il Vecchio, rendendole, pertanto, note da migliaia di anni. E’ curioso sapere che San Bellarmino, già Arcivescovo di Capua, stimasse a tal punto le proprietà terapeutiche di quelle sorgenti da farsi portare a Roma, dai pellegrini colà diretti, l’acqua di Triflisco, ritenuta così preziosa e tonificante. Anche gli animali traevano giovamento dalla cura delle acque: bastava far stazionare i cavalli in quelle fresche acque sorgive per vederli rinvigoriti e fortificati negli arti.  Numerosi erano anche i mulini, le cui pale erano mosse dai copiosi flussi di acqua che tuttora sgorgano dalle polle sorgive. Durante le mie brevi visite a Triflisco ho avuto modo di notare delle massicce ruote di granito, abbandonate nell’acqua, un tempo utilizzate nei mulini per macinare il grano. 

Il declino di Triflisco è iniziato da alcuni decenni nonostante i tentativi di ripristino dello stato dei luoghi, con l’accomodamento della discesa alle sorgenti, il posizionamento di panchine, la collocazione di fioriere, l’esecuzione di costanti pulizie e l’affissione di una idonea cartellonistica illustrativa della storia di quei luoghi.

Mi sono sempre domandato da che cosa possa essere dipeso il constatato scemato interesse per Triflisco. Negli anni, interloquendo con quanti, come me, hanno sempre subito il fascino dei savoni del Salvatore, ho percepito che la diminuita frequentazione di quella amena località sia dipeso, in buona parte, dalla carenza di una puntuale informazione sulla effettiva persistente qualità delle acque sorgive: incertezza che, perdurando negli anni, ha verosimilmente indotto un clima di diffidenza in quanti nel decorso secolo, soprattutto nei fine settimana, provenendo anche dall’hinterland napoletano, avevano l’abitudine di recarsi a Triflisco per una salutare passeggiata, nonché per prelevare quella preziosa acqua, raccomandata dai medici per secoli per le ravvisate proprietà terapeutiche.            

La circostanza che negli ultimi anni soltanto raramente si vedono persone a fare incetta dell’acqua del Salvatore potrebbe essere una conferma di quanto percepito nella coscienza collettiva: in passato bisognava fare la fila per rifornirsi di acqua, mentre attualmente si può giungere ai getti di acqua sorgiva senza dover sgomitare con nessuno, perché durante la settimana le sorgenti sono pressoché deserte. 

Bisogna recuperare la grandiosità di quel luogo, mercé una virtuosa sinergia operativa tra le istituzioni pubbliche e gli imprenditori privati, per la rivalorizzazione di un sito ambientale che ha soltanto necessità di essere riscoperto in ambito regionale ed anche nazionale. Il recupero di qualche antico mulino e la riconsiderazione del riutilizzo di quelle acque per finalità termali potrebbero essere delle iniziative utili da porre in essere come attrattori di interesse, ai fini turistici, culturali e di evasione.

Le notevoli disponibilità di fondi di cui l’Italia potrà fruire nel prossimo futuro potrebbero essere utilizzate anche nella direzione del definitivo e complessivo recupero di Triflisco. Naturalmente l’azione di rivalorizzazione, oltre che materiale, con il recupero di qualche antico mulino e, ove possibile, delle terme, deve essere soprattutto di natura culturale, coinvolgendo soprattutto le scuole. 

Triflisco non è soltanto il parco delle acque sorgive, perché nei pressi sorgeva l’antica Sicopoli, dove sfollò la popolazione dalla Capua antica a seguito dell’invasione dei saraceni. In quel sito, nell’ottobre del 1860, erano attestate le truppe borboniche che guerreggiavano contro i volontari garibaldini attestati sulla collina di Santo Iorio, mentre si contendevano la scafa di Triflisco. Sopra Triflisco, più a nord, incombe il convento di Bellona eretto sulla sommità del monte Rageto, dedicato al culto di Maria SS. di Gerusalemme. I Longobardi denominarono il Monte Rageto “Monte sgorgante acque”, nome quanto mai appropriato per un luogo così ricco di nobili acque sorgive. Nei pressi di quel convento, e quindi in posizione sopraelevata, furono attestate le artiglierie borboniche per dominare la pianura del Volturno e, quindi, posizionate in difesa della fortezza di Capua minacciata dalle artiglierie garibaldine dislocate sulla montagna di Sant’Angelo in Formis.  Per la strada che lambisce le sorgenti, transitò Garibaldi per recarsi a Teano, per incontrare Vittorio Emanuele II. Poco distante si trova il ponte Annibale, così denominato perché quel personaggio storico attraversò il Volturno probabilmente all’altezza di quell’ansa del fiume per raggiungere Capua antica, di cui fu alleato, acquartierando il suo esercito alle pendici del Tifata, in prossimità di quel centro. Successivamente, quando i romani cinsero d’assedio la Capua antica, Annibale, con le sue milizie, si attestò alle pendici del Tifata, ma dal lato opposto, cioè di quello di Santo Iorio, ovvero nei pressi del ponte attualmente chiamato Ponte Annibale. Sulla collina di Sant’Angelo in Formis, poco distante da Triflisco, veniva praticato il culto a Diana Tifatina. Per il ponte Annibale e, quindi, per la strada che fiancheggia Triflisco, durante la seconda guerra mondiale, transitarono buona parte delle truppe tedesche in occasione della loro ritirata; le truppe americane, invece, attraversarono successivamente il fiume Volturno (poiché il ponte Annibale era stato abbattuto a seguito degli eventi bellici) utilizzando dei pontoni galleggianti realizzati dal loro genio militare e transitando sulla medesima arteria in direzione nord all’inseguimento delle truppe germaniche.

Dobbiamo immaginare che per migliaia di anni le locali popolazioni e gli eserciti del mondo antico e moderno colà transitanti si siano abbeverati alle copiose acque sorgive di Triflisco, facilmente raggiungibili ed altrettanto agevolmente fruibili.

Quante vicende storiche, in poco tempo, mi sono venute alla mente, mentre chissà quante altre sono ancora da riconsiderare se solo studiassimo con un po’ d’impegno la storia di quel luogo. In poco meno di un chilometro quadrato sono avvenuti tanti e significativi fatti degni di menzione e di approfondimento. 

La località di Triflisco, una volta recuperata, potrebbe costituire un magnifico volano per la valorizzazione di quel contesto ambientale e non solo, coinvolgendo i docenti scolastici e le scolaresche per la promozione di iniziative culturali che, in una operazione di ampio respiro, possano fungere da catalizzatore per la predisposizione di seminari e conferenze sulla storia delle acque sorgive, sui mulini, sugli stabilimenti termali e sulla civiltà contadina di quell’area. Ciò, per quanto attiene l’aspetto ambientale. Invece, per quanto riguarda l’aspetto storico, si potrebbero rievocare in tavole rotonde e dibattiti i fatti d’arme appena accennati che in quelle località hanno avuto luogo.     

Per le ragioni illustrate il recupero di Triflisco può avvenire alla grande, fondendo insieme le risorse ambientali e quelle storiche.     

Prima ho parlato delle incertezze conoscitive circa la qualità delle acque del Salvatore. Poiché non ho alcun testo recente da consultare, mi limito adesso a trascrivere quanto riportato in un libro, molto raro, recante il titolo “Le acque minerali e gli stabilimenti termali, idropinici ed idroterapici d’Italia”, del dott. Prof. G. S. Vinaj e del dott. Prof. Rodolfo Pinali, a cura della Società A. Wassermann & C., Milano, anno 1923, volume secondo, editore Umberto Grioni. Una considerazione: nel 1923, hanno avuto la sensibilità di fare una ricognizione sistematica e scientifica, compendiata in due tomi, di tutte le acque sorgive d’Italia, con le loro caratteristiche chimiche e le proprietà terapeutiche.

Trascrivo, pertanto, una parte di quanto riportato nel richiamato testo, omettendo tutta la parte inerente la composizione chimica delle acque di Triflisco, riscontrata nell’anno 1923, di difficile comprensione per i profani: “Acqua minerale di Triflisco (del Salvatore) – Nella parte settentrionale della Città di Capua alla distanza di 3 chilometri alle falde del Monte Tifata, dove pria aveva termine la Capua Vetere, sorge un piccolo villaggio composto di tre osterie, due case, otto mulini ed una chiesetta. Al termine dell’ultimo mulino vi sono quattro polle abbondantissime di acque tutte minerali. Esse sorgono sotto degli archetti corrispondenti sotto la via consolare tra la salvia campestre e la mortella. Su quel colle fu fondata di legno l’antica Sicopoli, abitata per poco tempo da una colonia capuana. Presentemente non resta che una diruta torre detta Torre di Orlando. Una di queste sorgive è la più anticamente impiegata per uso medicinale perché sgorga in gran copia da una vasca profonda circa un metro, il cui suolo è pieno di carbonato di calcio. E’ l’acqua minerale di Triflisco denominata ora del Salvatore. La quantità dell’acqua è tale che nel suo corso forma un letto sufficiente a muovere le ruote dei mulini. E’ limpida, senza odore, di sapore acidulo-piccante. Fu esaminata dai professori Arena, Cimmino e Vetere di Napoli. ….. L’acqua sgorga attualmente dal terreno cretaceo di una conca delimitata all’intorno da una catena di montagne di calcare stratificato e nell’unico tratto aperto da un corso di acqua fluente, che alimenta parecchi mulini. La sorgente è completamente chiusa, sormontata da una cupola in muratura e garantita da una porta nel cui vano sono due cannelli di erogazione di cui uno continuo e l’altro a rubinetto. Lateralmente un condotto in muratura e cemento accoglie le acque di scarico della vaschetta sottostante ai cannelli e del troppo pieno. L’esame batteriologico e microscopico la classifica come ottima acqua potabile. Essa è adunque una carbonica, acidulo-alcalina poco dissimile dalle precedenti e di uso ad esse pressoché eguale (malattie dell’apparato digerente, da rallentato ricambio, urinarie, ecc.).

Quanto contenuto nel testo è di notevole rilevanza poiché riporta, con dovizia di particolari, lo stato dei luoghi riferito all’anno 1923, con descrizione della vegetazione, del numero delle case, delle osterie, dei mulini e delle polle di acqua sorgiva e, finanche, la conformazione delle sorgenti da cui le popolazioni attingevano l’acqua.      

Il testo, parzialmente trascritto, ci consente non solo di avere una conoscenza dell’originale stato dei luoghi, ma anche di ripristinarlo, soltanto volendolo, per ricreare un clima bucolico ormai tramontato.

La breve dissertazione su Triflisco vuole essere uno stimolo al suo necessario e doveroso recupero.

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