CULTURA

San Marcellino, si è conclusa ieri sera la 3 giorni all’insegna della cultura, dell’arte, della religione.

Si è conclusa ieri sera nella splendida chiesa patronale di San Marcellino, una 3 giorni all’insegna della cultura, della religione, e delle antiche tradizioni sanmarcellinesi.

A dare un cordiale benvenuto a tutti i partecipanti alla serata è stato il prof. Ettore Cantile, nonché presidente dell’Associazione Carmine Adamo, il quale ha ringraziato le autorità civili, militari e delle altre associazioni che hanno dato il loro contributo speciale alla buona riuscita dell’evento.

Il professor Cantile ha sottolineato ai partecipanti l’importanza di riscoprire le antichissime radici di San Marcellino, sia come insediamento urbano ma soprattutto come venerazione del santo patrono. 

Il territorio di San Marcellino fu abitato sin dal periodo neolitico, Cantile sottolinea che, l’origine del paese vero e proprio si colloca intorno al VI secolo d.C. sotto i Longobardi, ma le notizie più antiche su San Marcellino parlano di un piccolo villaggio chiamato “Tre Torri”. 

Le sorti del villaggio “Tre Torri” paiono legate al violento terremoto che distrusse, riducendolo a rovine, il villaggio di Sant’Anastasio, che si trovava tra il comune di Casapesenna e le Tre Torri, e che indusse i superstiti a trasferirsi nel vicino Tre Torri, in cui già si stavano spostando molti abitanti di paesi vicini e di località lontane, come appunto gli abitanti di Piedimonte d’Alife. In questo modo il paese si ingrandì notevolmente e, quasi sicuramente sotto la pressione degli ex-abitanti di Piedimonte d’Alife, il cui santo protettore è San Marcellino Prete e Martire, si pose anche il villaggio delle Tre Torri sotto la protezione di San Marcellino e si mutò quindi il nome del villaggio da Tre Torri in San Marcellino.

La Chiesa Madre di San Marcellino Martire, la sua costruzione risale al 1125, su una preesistente cappella, ubicata sul lato orientale, intitolata sempre a San Marcellino, per ricordare il suo passaggio nei viaggi ecclesiastici.

La chiesa è stata rimaneggiata nella seconda metà del XVI secolo e nel XVIII secolo, ed infine più recentemente nel 1875 e nel 1954.

La prima costruzione era ubicata sul lato est della struttura odierna ed era realizzata in tufo e coperta a volta. Con il primo restauro cinquecentesco la chiesa fu ampliata verso destra presentandosi in un’unica navata, che non superava gli odierni tabernacoli laterali. La facciata è un tipico esempio di architettura neoclassica, divisa da quattro lesene, con capitelli compositi, culminante in un timpano. Nel 1875 all’ingresso della chiesa è stata costruita una scala in pietra arsa vesuviana.

Con l’ultimo ampliamento novecentesco la chiesa fu allungata oltre l’abside ed abbellita di nuove opere d’arte. La volta è stata interamente affrescata dal artista-pittore Carmine Adamo, attraverso la quale raffigura il martirio del santo patrono.

Un momento suggestivo ricco di tradizioni storiche-religiose, si è tenuto presso la Cripta Mannocchia. Ad esporre ai presenti la storia della Cripta è stato l’Arch. Domenico Fontana, attento conoscitore della storia di San Marcellino. Dice Fontana: una cripta con una pianta a croce latina, coperta a due falde, con un piccolo campanile annesso ad essa e una piccola sagrestia dietro l’abside. Si fa risalire questa cripta all’età longobarda, al 300 d.C. La struttura è attaccata alla chiesetta della Madonna delle Grazie di via Roma, risalente al XV secolo. All’interno della chiesa è presente anche un affresco, ben tenuto, e risalente anch’esso al 1400 d.c. nel quale viene ritratta una madonna col bambin Gesù. 

La 3 giorni si è conclusa presso la chiesa Madre, nella quale il dott. Angelo Cirillo della Consulta Pastorale Universitaria e della Cultura di Aversa, il quale ha sottolineato che, il toponimo San Marcellino deriva dalla devozione che gli immigranti provenienti da Piedimonte d’Alife avevano per il martire. Furono loro, infatti, a fondare il nuovo paese, che, trovandosi al confine tra i ducati longobardi di Capua e di Napoli, godette di una certa autonomia fino alla venuta di Rainulfo Drengot, guerriero normanno e fondatore di Aversa. Insieme a Frignano Maggiore, Marano, Frignano Piccolo e Briana, San Marcellino costituiva uno dei principali raggruppamenti della Liburia, la regione comprendente la Contea di Aversa.

La campagna di San Marcellino, che si divideva nel campo di Sant’Arcangelo, di San Giovanni, del Monaco, del Volet Cena, era attraversata da una via pubblica nella contrada Bignola, presso la località Cucumari, cosiddetta per la produzione di cocomeri. Essa confinava col bosco della vicina Villa di Ceparano. Nell’862 San Marcellino fu al centro di una lotta tra Landone II il Giovine e Paldone Rapinato, appartenente ai Napoletani. Nonostante la sconfitta di Paldone a Ferrajano (Frignano Piccolo), le discordie continuarono e i confini di Napoli si estesero fino a Lusciano, Frignano e San Marcellino. La Libura fu così divisa in Liburia Ducale o de partibus Militiae, appartenente ai Napoletani e di cui faceva parte San Marcellino, e in Liburia longobardica, appartenente ai Longobardi di Capua. Notizie più documentate sull’esistenza di San Marcellino risalgono all’XI secolo, alla venuta dei Normanni nell’Italia Meridionale, quando si installarono i feudi e i diritti baronali.

I primi baroni del villaggio furono della Famiglia Iovar Di Castiglia che fecero costruire la Cappella del Ss.mo Crocifisso, assegnando ad essa quattro moggi di terreno a titolo di beneficio. In quest’ultimo si trovavano seppelliti molti di questa famiglia. Ai Marchesi Iovar successe la famiglia ducale di Noja e a questa, per mancanza di figli maschi, successe il principe di Sant’Elia, nipote del Cardinale Racca di Messina. In seguito il feudo fu venduto al barone Cafarelli e di lì passò nelle mani dei suoi eredi Siciliani.

A conclusione della serata, l’Associazione Carmine Adamo ha voluto dare un riconoscimento a tutti coloro che si sono impegnati per l’eccellente riuscita. Il primo ad essere insignito è stato il sindaco Anacleto Colombiano, il quale per motivi istituzionali non ha potuto essere presente, ma a ritirare il premio è stato il dott. Michele Martino. Gli altri ad essere premiati sono stati: l’Arch. Domenico Fontana, il Prof. Luigi Fusco, il Prof. Francesco Fabozzi, il M.llo Luigi Della Gatta, il dott. Angelo Cirillo, la Famiglia De Cristofaro, il sig. Francesco Pagano, il sig. Crescenzo Della Volpe, il dott. Pietro Scardamaglio.

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