CRONACA

MISTERI IRRISOLTI: il giallo della morte di Cinzia Marino.

La sera del 22 Luglio 2015, Cinzia Marino, parrucchiera 43enne residente a Capua, non fece ritorno presso la sua abitazione. Dopo circa 24 ore, la sua famiglia, composta dalla madre e dalla sorella con le quali viveva, denunciarono la scomparsa al Comando dei Carabinieri di Capua. La sorella, alle domande degli inquirenti, spiegò come Cinzia nell’ultimo periodo ricevesse strane telefonate alle quali rispondeva sempre in modo concitato e nervoso.
Dopo sei mesi dalla sparizione, esattamente nel Gennaio del 2016, due ragazzini decisero di marinare la scuola e di avventurarsi per la città facendo una passeggiata. Entrarono in un ex zuccherificio abbandonato, un edificio fatiscente al confine tra Capua e Santa Maria la Fossa. Camminando si avvicinarono ad una delle vasche dello stabilimento e scorsero qualcosa di raccapricciante: un cadavere in avanzato stato di decomposizione adagiato sul fondale della vasca immerso in pochi centimetri di acqua putrida, probabilmente piovana.I due giovani corsero terrorizzati a denunciare il ritrovamento e dopo mesi di analisi e perizie, rese difficili dalle condizioni del cadavere in putrefazione, si attestò che i resti appartenessero alla povera Cinzia Marino.La procura di Santa Maria Capua Vetere liquidò il caso come suicidio e chiese subito l’archiviazione, trovando la forte opposizione del legale della famiglia Marino che spiegò come troppi elementi fossero in contrasto con questa teoria.Il suicidio, secondo l’avvocato Alessandro Barbieri, non spiegava le fratture al cranio e al bacino della vittima, sostenendo fortemente che la donna fosse deceduta per morte violenta.A questa ipotesi di omicidio, il PM Marta Correggia correllò le fratture ad una caduta dall’alto. Una caduta non indotta ma volontaria, nel tentativo di togliersi la vita.Ma dalla consulenza tecnica emerse una forte incompatibilità con un salto nel vuoto dal punto più rialzato al punto dove venne rinvenuto il cadavere.
Dopo più di cinque anni, il mistero rimane fitto e oscuro, divenendo così uno dei casi di cronaca più efferati del sud Italia.

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