CRONACA

Animus Criminandi, una rubrica criminologica. Prefazione

Sed caecus criminandi cupiditate animus, dum omnia suspecta efficere vult, aliud alio confundit. 

Tito Livio – Ab Urbe condita – Libro 40 Cap. 13

“Ma la sua mente era accecata dalla bramosia di accusarmi, con l’obbiettivo di spargere sospetto dappertutto, mescolando insieme alcune accuse con altre.”

Oggi nasce la Rubrica “Animus Criminandi” e per presentarla, ho scelto il testo di Tito Livio, Ab Urbe Condita, sia per “affetto” che per “convenienza”. 

L’affetto, perché mi ricorda gli studi classici effettuati da ragazzo, la convenienza, perché il senso che Tito Livio infonde al termine “crimen” più si adatta alla mia di interpretazione, ovvero del crimine inteso principalmente come un’accusa di una colpa, dal furto all’omicidio, cui deve seguire un ragionamento logico-deduttivo sul perché sia stato commesso l’atto in sé e, cosa più importante, se il presunto reo lo ricommetterà. 

Credo, infatti, sia questo l’unico scopo della Criminologia, la comprensione del “crimen”, dal suo sviluppo embrionale nella mente del colpevole fino alla metodologia usata per perpetrarlo, ma col fine ultimo di poterlo prevenire in futuro ad esclusiva tutela della società. 

In questa rubrica cercherò di raccontare la spinta emotiva celata dietro alcuni “crimini” irrisolti, ma che hanno contribuito alla storia del nostro essere. 

Il primo capitolo sarà dedicato al caso “Wilma Montesi – il crimine irrisolto che generò il primo scandalo morale e politico dell’Italia repubblicana”. Appuntamento alla prossima settimana.

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One Comment

  1. Complimenti per la rubrica, sono curiosa di leggere il primo capitolo.

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