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LA DOMENICA, GIORNO DEL SIGNORE…di Don Franco Galeone

1° febbraio 2026 ✶ IV Domenica del TO (A)

Il vero povero mette Dio al primo posto (Mt 5,1)

La domenica “delle beatitudini” Le beatitudini sono il salmo della felicità cristiana; le prime quattro e l’ottava ripetono il tema centrale che il messia è venuto per i poveri; dalla quinta alla settima, esse chiamano l’uomo a collaborare con Dio, a impegnarsi per la pace. La felicità viene promessa da Gesù a varie categorie di persone, tra le quali predomina quella dei poveri. I verbi sono in genere al futuro passivo: sarebbe meglio leggerli all’attivo, specificando il soggetto, che è Dio.

Salì sulla montagna … Montagna o collinetta, non importa, perché da quella montagna Gesù pronuncia il suo discorso programmatico. Le beatitudini! Vorremmo ascoltarle quelle rivoluzionarie parole, non in latino o greco o italiano, ma in ebraico. Non ci capiremmo niente, eppure ne resteremmo ugualmente sconvolti, di gioia e di vergogna! Quel suo discorso ha segnato la più grande rivoluzione vista sulla terra. Che dico? Non la più grande, ma l’unica! Il mondo ha sempre predicato il contrario, dall’uomo della strada al filosofo Nietzsche: “Beati i ricchi, i forti, i duri, gli insensibili, i disonesti, i faccendieri, gli arrampicatori sociali, i disprezzatori di sentimenti, i denigratori di ogni valore”. Sappiamo anche con quali conseguenze, per sé e per gli altri. Ma anche i più saggi non hanno predicato di meglio. “Beati i distaccati, i filosofi, gli aristocratici, gli intellettuali, le élites, i laureati, i teologati”. È già molto meglio, ma è sempre un modo di stare al di sopra delle cose e delle persone, di credersi superuomini, migliori degli altri. Gesù invece ci tuffa nel magma del dolore comune, della sofferenza universale: uguali tra uguali, perseguitati tra perseguitati, poveri tra poveri. Ed è proprio in quel totale identificarsi con la miseria degli altri, che Gesù ci regala una beatitudine impagabile, mai concessa a un Casanova tra le sue splendide prede, o a uno sceicco immerso nell’oro. Giratevi intorno, leggete tutti i libri che volete: non troverete nulla di più originale, di più vero, di più poetico di queste parole di Gesù. Che egli sia Figlio di Dio, basterebbe questo “discorso della montagna” per convincerci!

Le beatitudini: la Magna Charta del cristianesimo Il discorso di Gesù sulla montagna da sempre è stato considerato come la Magna Charta del suo Regno. Le sue parole segnano davvero un capovolgimento dei valori tradizionali. Anche per gli ebrei, il successo, il benessere, la ricchezza … erano segni della benedizione divina. Una tesi ripresa dai calvinisti e teorizzata da M. Weber in Etica protestante e spirito del capitalismo. Ma Gesù denuncia questa concezione della vita. Le nove beatitudini di Matteo possono essere tutte riassunte nella prima: “Beati i poveri in spirito”. Le altre sono un corollario! Ma attenzione: la povertà non è di per sé un bene; la povertà è questione di cuore, non di portafoglio; povero è chi mette Dio al primo posto, povero è chi si riconosce debole e prega, povero è chi ringrazia Dio per quello che è e che ha, povero è chi è attento alla miseria degli altri, povero è chi è solidale con le gioie e i dolori degli altri. Possono esserci poveri di soldi ma orgogliosi, come anche ricchi di soldi ma generosi. BUONA VITA!

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