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LA DOMENICA, GIORNO DEL SIGNORE…di Don Franco Galeone

25 gennaio ✶ III Domenica del Tempo ordinario (A)

Vi farò pescatori di uomini

La domenica “della conversione alla luce” La luce è uno degli elementi necessari per la vita dell’uomo. La luce è l’immagine stessa della vita; “vedere la luce … venire alla luce” significa nascere; al contrario “spegnersi … chiudere gli occhi alla luce” significa morire. Anche di Dio si dice che “è luce e in Lui non ci sono tenebre” (1Gv 1,5). Anche Gesù è la luce che “illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Anche il cristiano, nel giorno del suo battesimo, riceve “la luce di Gesù” e promette di vivere “come figlio della luce”.

Inizia la storia della salvezza Quando leggiamo i primi versetti del Vangelo di Matteo, sentiamo un respiro epico. È finita la lunga preparazione! Comincia ora la storia della salvezza. Gesù occupa la sua posizione strategica, che l’evangelista descrive come farebbe Cesare prima di una battaglia: Cafarnao. Poi inizia il reclutamento della truppa: pescatori anonimi, fatti per l’oblio assoluto, e che ora, grazie alla sua chiamata, diventeranno più celebri di ogni imperatore, saranno invocati attraverso i secoli, vedranno erigere in loro onore splendidi edifici. Infine, Gesù lancia i primi proclami: “Seguitemi. Vi farò pescatori di uomini”. Altro che Alessandro Magno! Lancia il suo manifesto: “Convertitevi!”. Altro che Karl Marx! Qualcosa è davvero cambiato. La storia del mondo gira pagina!

Gesù ha esercitato quasi tutto il suo ministero apostolico in Galilea. La Galilea era una regione così povera, così abbandonata e così mal vista al tempo di Gesù che chiamare qualcuno “galileo” era un insulto (Mt 26,73). Spregiativamente i seguaci di Gesù, prima di essere chiamati “cristiani”, erano chiamati i “galilei” (At 2,7). E molto più tardi, nel sec. IV, l’imperatore Giuliano, per offendere i cristiani, parlava della “follia dei galilei” (Epist. 83 ad Artabio). Inoltre, costoro non osservavano gli obblighi relativi al Tempio. Ecco perché i galilei erano considerati impuri, ignoranti… e con loro non si dovevano mantenere relazioni (TB Pesahim 49b). Si sa che Pilato comandò di assassinare un loro gruppo che offriva sacrifici religiosi (Lc 13,1).

Ebbene, Gesù vide che con questa gente doveva vivere e tra di loro presentare il suo Vangelo. In quel paese di pagani, di “oscurità e di ombra di morte” (Is 8,23), proprio lì Gesù scelse di vivere e di convivere. Ancora una volta troviamo il criterio fondamentale di Gesù: il Dio-Uomo si manifesta a tutti coloro che lo cercano, a prescindere da appartenenze etniche, da aderenze sociali, da fortune economiche. E lo fa come bambino in una grotta, non come gli dei greci dell’Olimpo, o Shiva sul Kailash in Tibet … Dio di manifesta “in basso”, non viene “sul” mondo ma “nel” e “al” mondo, come noi. L’aspetto più importante qui sta nel comprendere che i protagonisti della storia non sono i potenti e gli importanti, quelli che appaiono nei libri come gli uomini decisivi dell’ordine di questo mondo. No! Coloro che fanno la storia sono gli schiavi, i lavoratori, i salariati (e mal pagati), quelli i cui nomi non figurano da nessuna parte. Il lavoro, la rettitudine, il disinteresse, la forza che muove la vita e crea progresso… tali cose determinanti vengono sempre dai “nessuno”. Qui tocchiamo il cuore del Vangelo di Gesù. BUONA VITA!

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