14 Dicembre: III Domenica di Avvento (A)
QUANDO C’È DIO C’È GIOIA!

Questa III domenica di Avvento si caratterizza come “domenica della gioia” (Laetare). Il motivo è evidente: il Signore viene, è già venuto, è sempre con noi! Quando Gesù è venuto nel mondo, ha trovato di fronte a sé una religione stabilita, naturale all’uomo, fatta a immagine dell’uomo, e l’ha rivoluzionata. Quella religione esaltava la maestà di Dio; temeva la sua giustizia; otteneva il suo favore con un numero di prestazioni; Dio puniva i cattivi e premiava i giusti; segni della benedizione divina erano il buon raccolto, la buona salute, la famiglia numerosa (Ger 31,12). È una religione naturale, umana, e Giovanni il Battezzatore predicava questa religione; attendeva un re glorioso e potente; annunciava la grande apocalisse a colpi di scure. Quando poi Giovanni ha visto che Gesù era mite e in fila per il battesimo, che non interveniva nelle lotte nazionali, che consigliava ai poveri e ai ricchi il distacco dalle ricchezze, che proclamava beati i pacifici … non comprende più nulla, e manda a Gesù un’ambasceria: “Sei tu colui che deve venire?”.
Giovanni il Battezzatore, incarcerato nella fortezza di Macheronte, manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù se è lui “quello che deve venire” o se bisogna “aspettarne un altro”. Forse Giovanni, dopo avere salutato Gesù come il messia, comincia ad avere qualche dubbio. Dove sono le vittorie che Giovanni si aspettava dal messia? Dove la scure e il fuoco? Dove le folle convertite? Dove il trionfo del giusto e lo sterminio dei malvagi? In prigione, Giovanni sembra non comprendere più; Gesù stava alla larga dalla pubblicità; Giovanni parlava di mietitura, di separare i buoni dai cattivi, di tagliare ogni albero senza frutto … invece Gesù diceva di non essere venuto a separare ma ad inaugurare. Fu questo davvero il dubbio che tormentò Giovanni in carcere: Dio era diverso dalle sue previsioni; Dio era semplicemente “diverso” da come lo immaginava.
Perché c’è stato lo sconcerto di Giovanni? Perché attendeva un messia giudice e giustiziere. Gesù, invece di fare questo, si è dedicato a curare ammalati, ad accogliere pubblicani e peccatori, a mangiare con i poveri, ad alleviare sofferenze, a giocare con bambini… Non ci entra in testa che la soluzione non sta nei discorsi, negli argomenti, nelle teorie e nei dogmi! Un’opera così semplice come una buona accoglienza, un sorriso che accoglie, un silenzio opportuno, uno sguardo di tenerezza, una conversazione di ascolto e senza fretta… queste “opere” sono salvezza e speranza. Buona vita!






