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LA DOMENICA, GIORNO DEL SIGNORE…di Don Franco Galeone

7 Dicembre: II Domenica di Avvento (A)

VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO

La prima parte del Vangelo è dominata dalla solenne figura di Giovanni. Proviamo una specie di “timore et tremore” nel rivedere quel ruvido personaggio di Giovanni il Battezzatore. Di lui colpisce la sua umiltà: “Non sono degno neanche di portargli i sandali!”. A ben riflettere, il primo atto di fede, in Gesù, viene da Giovanni. Egli non è il messia, non è la luce: è il precursore, un semplice testimone, subordinato a Colui che annuncia. Niente altro che questo: lampada che illumina, voce che prepara la Parola. Anche noi, come Giovanni, non siamo la risposta a tutte le domande. Siamo solo un’eco di Gesù. Non possediamo Dio in concessione esclusiva. Gesù è già in mezzo agli uomini, nelle loro gioie e speranze. Gesù illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1,9). Tante volte noi ci crediamo il centro necessario ed unico della salvezza; questo Vangelo ci ricorda che noi non siamo la via, ma che prepariamo la via a Uno che è più grande di noi. Il nostro compito non è di condurre a noi ma a Gesù; nessuno di noi è Gesù, ma tutti possiamo condurre a Gesù, come Giovanni. E dopo avere lavorato, mettersi anche da parte: siamo servi utili ma non necessari.

Qual è la migliore preparazione alla gioia del Natale? La conversione! Conversione, per tanti credenti, è diventata una parola demodé; si preferisce parlare di autenticità, di consapevolezza, di realizzazione; andiamo alla ricerca di eufemismi e di neologismi per sfuggire alle esigenze della conversione. Conversione, in gergo automobilistico, significa un’inversione, una curva ad “U” nel proprio viaggio. A un corridore che suda e pedala nella direzione sbagliata, a nulla servono gli sforzi, osserva sant’Agostino. Più semplicemente, convertirsi significa “cambiare testa” (metànoia), incontrare Gesù. È necessario togliere al termine “conversione” ogni incrostazione moralistica mortificante: tutte le conversioni del Vangelo terminano nella festa, nella gioia, nel banchetto! Ma attenzione: si tratta di “incontrare Gesù”, non di “conoscere Gesù”: altro è conoscere una persona, altro è incontrare una persona. Incontrarsi è comunicare, parlarsi, donarsi. Questo è l’errore di certa catechesi, quando si accontenta di fare conoscere anziché di fare incontrare il Signore. Il “conoscersi” è propedeutico al “convertirsi”.

Il precursore usa parole minacciose per mettere in guardia chi rifiuta l’invito alla conversione. Non minaccia castighi vendicativi ed eterni, ma rimproveri pedagogici e temporanei. Nei tribunali umani i giudici prendono in considerazione solo gli errori e pronunciano la sentenza in base al male com – messo. Nel giudizio di Dio avviene esattamente il contrario. Egli, con il ventilabro della sua parola, spazza via la pula e lascia sull’aia solo i preziosi chicchi: le opere di amore che, poche o molte, tutti compiono. Buona vita!

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