Domenica 23 novembre 2025 ✶ Solennità di Gesù re dell’universo
REGNAVIT A LIGNO DEUS! (Lc 23, 35)

La domenica “di Gesù umiliato e glorioso”. L’evangelista Luca presenta la regalità di Gesù in una scena tragica e grottesca insieme: la parodia sulla croce, tra due ladroni, la crocifissione, la scritta ironica … Quello che avviene è la sintesi tipologica dei rapporti fra Dio e l’uomo. C’è chi lo rifiuta, ieri come oggi, in mezzo al chiasso degli affari e della politica. C’è anche chi lo accetta e lo riconosce, come il buon ladrone: quel brigante doveva essere rimasto colpito dall’infinita pazienza di Gesù; insultato fino all’agonia, tra le bestemmie di tanti, riusciva ancora a perdonare. Non poteva essere un semplice uomo! “Oggi sarai con me nel paradiso!”. Ladro in vita, ladro in punto di morte! L’unico santo sicuro, non dimentichiamolo, canonizzato direttamente da Gesù! Riconosce Gesù non nelle manifestazioni gloriose, ma nelle vesti di un condannato; non nel momento del trionfale ingresso in Gerusalemme, ma sul calvario, abbandonato da tutti; nel buio dell’eclisse totale, il ladrone lo riconosce non nella “trasfigurazione”, ma nella “sfigurazione”.
Oggi, il termine “Gesù re” non piace molto all’opinione pubblica, sia perché evoca tempi di monarchia da noi superati, sia perché richiama l’immagine dell’uomo-suddito. Oggi, non vogliamo sentire parlare di obbedienza, di sottomissione, di dipendenza. Siamo persuasi che niente e nessuno può intralciare le nostre scelte. Anche nel campo religioso, c’è una tendenza assai diffusa a fare di Dio il buon compagno, l’amico che dà sempre ragione. Non è raro sentire che, di fronte alla parola di Dio, occorre “ragionare”, ridurlo alle nostre dimensioni, adeguarlo alle nostre abitudini.
Gesù è re ma dalla croce. “Regnavit a ligno Deus!”. La gloria è nel futuro. È anche nel presente, ma come lievito invisibile, come aurora che cresce sotto strati di tenebra. Quello che immediatamente vediamo non è la gloria, ma la vergogna. Non raccontiamo di luci che non ci sono; tante nostre luci non sono che fuochi fatui! Finché durerà la storia, il Gesù che noi conosciamo sarà sempre quello della crocifissione. La risurrezione si conosce per fede, la crocifissione per esperienza. Crediamo in Gesù re, per esprimere la speranza che il regno del Risorto, regno di pace e di giustizia, regno di verità e di amore, alla fine sarà tutto in tutti.
Oggi sarai con me in paradiso! Quindi Gesù non si ricorderà di lui in paradiso, ma oggi lo porta, perché il Dio di Gesù non guarda i meriti, ma guarda i bisogni e le necessità, il suo amore non è un premio, ma un regalo; non fa promesse, ma “oggi” introduce in paradiso quel brigante, senza nessun merito e nessuna virtù. È la prima persona che con Gesù entra nel regno di Dio, in quello che è chiamato “paradiso”. Unica volta che appare il termine paradiso nei vangeli. Ebbene, le porte del paradiso resteranno, da ora in avanti, aperte per tutti quelli che riconoscono Gesù, qualunque sia il loro passato: questa è la buona notizia di Gesù! Questa è la tragica e pacifica sapienza della Croce!
BUONA VITA!






