Capua – Alla chiesa di San Lazzaro di Capua, questo giornale online ha dedicato ben sette
articoli per raccontare, in maniera sia pura abbastanza approssimativa, la sua storia
plurisecolare. Il sacerdote Domenico Jannotta, nel libro “Notizie storiche della chiesa
e spedale di San Lazzaro di Capua”, pubblicato nell’anno 1762, ha annotato che “La
chiesa collo Spedale del glorioso S. Lazzaro della fedelissima Città di Capua fu
fondata da un certo Lazzaro di Raimo, gentiluomo della stessa città, nell’anno del
Signore 1228”. Nei precedenti articoli illustrammo che il culto di San Lazzaro era
molto sentito, non soltanto a Capua, ma in tutta la regione, tant’è che, in occasione
della festività del Santo, accorrevano presso la chiesa a lui dedicata migliaia di fedeli.
Chi ha avuto la fortuna di partecipare alle ultime grandi celebrazioni degli anni
sessanta del decorso secolo, ricorda di aver visto una moltitudine di persone
affollarsi nella piana intorno al luogo sacro, per accedere alla chiesa oppure per
incamminarsi tra innumerevoli bancarelle che esponevano merci di ogni genere.
Numerosi erano anche gli allevatori che mettevano in vendita i loro capi di
bestiame, in genere suini. Giungevano a Capua, nel giorno della ricorrenza di San
Lazzaro, finanche persone provenienti dalle località montane della Campania. Molta
curiosità destavano le cosiddette pacchiane, provenienti dall’entroterra, con il loro
caratteristici costumi popolari. Il sacerdote Jannotta così descriveva l’afflusso di
quelle folle di infervorati pellegrini: “Non solamente nel dì della festa, ma eziandio in
quasi tutti i giorni dell’anno viene, da ogni parte, della gente devota a raccomandarsi
al nostro Santo, e ad offrirgli doni e limosine di messe. Onde è che la nostra Chiesa
aprendosi la mattina, e stando sempre aperta in ogni ora del giorno, si chiuda poi la
sera dopo il segno dell’Ave Maria. Per questa cagione vi è necessaria la continua
assistenza del Cappellano, a motivo di ricevere le oblazioni, confessare, e trovarsi
opportuno ad ogni altra occorrenza, ch’esiga il suo impiego”. Nei precedenti articoli
scrivemmo che il luogo sacro e l’annesso ospedale, quest’ultimo non più esistente,
furono considerati miracolosi e i numerosissimi ex voto esposti nella chiesa ne
erano la testimonianza più tangibile. Scrivemmo che quel flusso inarrestabile di
tradizione popolare perdurato dal 1228 fino agli anni sessanta, o primi anni settanta
del decorso secolo, venne meno a causa di una epidemia che colpì il bestiame in
genere, che indusse le autorità sanitarie a vietare, per alcuni anni, qualsivoglia fiera
agricola con esposizione di animali domestici e di allevamento. La sospensione, per soli alcuni anni, della fiera agricola provocò il definitivo declino del culto di San Lazzaro; insomma, una breve pausa nella predisposizione della parte più esteriore ed appariscente di quella infervorata tradizione ha avuto una notevole incidenza in ordine al tramonto del culto del santo durato per circa 800 anni. Una tradizione
nasce, si rafforza e si consolida nei secoli; però, basta poco per decretarne l’inarrestabile fine. E’ accaduto per San Lazzaro e, come ricordato, in altri articoli, sempre di questo giornale online, per la Madonna di Gerusalemme di Bellona, col rituale pellegrinaggio, nel periodo pasquale, al convento del monte Rageto.
Anche la plurisecolare tradizione della Madonna di Gerusalemme di Bellona, il cui culto era
molto sentito pure a Capua, ebbe fine per un banale motivo: una diatriba insorta
circa l’accesso al luogo sacro. Un motivo di poco conto ha posto termine ad una
storia di fede, anch’essa lunga di tanti secoli. Cosa è rimasto del culto di San
Lazzaro? Possiamo dire che l’unico segno che lo ricorda non è un granché: si tratta di
un segnale stradale contorto ed accartocciato, alla base del paletto che lo sostiene,
tra l’erbaccia ed i rifiuti, posto all’inizio della strada campestre che dalla Strada
Statale Appia adduce al luogo sacro, anch’esso contornato di rifiuti. Triste memoria
di una tradizione che ha fatto la storia della città di Capua: basti pensare che il
contratto in forza del quale nasceva la chiesa di San Lazzaro fu redatto, “presente
Pietro delle Vigne, Giudice a contratto”, importante funzionario, politico e letterato
capuano al servizio dell’imperatore Federico II di Svevia.






