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CAPUA. IL PONTE NUOVO SUL VOLTURNO: UNA DOVEROSA RIFLESSIONE

CAPUA – Il Ponte Nuovo sul Volturno è chiuso al traffico stradale dall’anno 2018, con gravi ripercussionisulla circolazione stradale, in assenza di una valida alternativa per fluidificare il transito veicolare, purtroppo sempre intenso, soprattutto nelle ore mattutine e serali. Il disagio degli utenti della strada è comprovato dalle lunghe code di veicoli, registrato in entrambe le direzioni di marcia.

Il solo Ponte Romano, attualmente impiegato per la circolazione del traffico leggero, non riesce, infatti, a smaltire l’intenso flusso veicolare che vi viene istradato. Dopo circa sette anni, benché siano terminati i lavori di ristrutturazione e di consolidamento della struttura stradale, per sopraggiunte problematiche di ordine tecnico e, finanche, di ordine burocratico, il Ponte Nuovo non è stato ancora aperto alla circolazione stradale. Naturalmente la dilatazione dei tempi di lavorazione e di consegna del manufatto ha dato luogo, come prevedibile conseguenza, alla montante polemica politica, con accuse, battibecchi e correlate giustificazioni tra le contrapposte parti politiche, aventi per oggetto i vistosi ritardi accumulati nella risoluzione della importante criticità stradale.

Ad avviso di molti esperti della gestione della cosa pubblica non ricorre la responsabilità o l’inerzia di alcuna parte politica o istituzionale. Le procedure in tema di lavori pubblici sono notevolmente lunghe e farraginose, essendo previsto il concorso di una miriade di enti, tutti ugualmente competenti e cointeressati, chi, in misura maggiore e chi in misura minore, nella elaborazione dei lavori da predisporre, nella loro esecuzione e nei correlati controlli e collaudi. Insomma per tale tipologia di lavori pubblici i tempi di lavorazione sono prevedibilmente molto lunghi e si presume che, per il Ponte Nuovo, ciascuna parte in causa abbia dato il meglio di se stessa per la sua tempestiva rimessa in sicurezza. Contro i tempi della burocrazia non c’è purtroppo alcuna scorciatoia che tenga, dovendosi seguire un percorso cristallizzato, fatto da innumerevoli norme che lo Stato si è dato per evitare il malaffare nella esecuzione dei lavori pubblici. In taluni casi, però, è percorribile una soluzione rapida, quando l’opera pubblica da ricostruire o da rimettere in sicurezza sia considerata strategica: basti pensare al crollo del Ponte Morandi di Genova, con la morte di 43 persone, ricostruito in meno di due anni, grazie a procedure semplificate. La ricostruzione di quel ponte fu salutata come il simbolo dell’Italia che sa rialzarsi.

Apparentemente la rimessa in sicurezza del Ponte Nuovo di Capua non sembra integrare il concetto dell’opera strategica. Al contrario, lo è, perché se non appare rilevante il ponte in se stesso lo è, invece, la sua funzione da ritenersi assolutamente strategica nel quadro della circolazione stradale nazionale sull’asse nord/sud della penisola italiana. Basti pensare che nel 1959 è stata aperta al traffico l’autostrada del Sole –Milano-Napoli (l’attuale A/1) e da allora sul quell’arteria vi si svolge tutto il volume del traffico stradale della dorsale tirrenica, a lunga percorrenza. Orbene, quando hanno luogo sinistri stradali autostradali gravi con chiusura di uno o di entrambe le carreggiate, il traffico autostradale nazionale viene istradato, dal casello di Capua o di Santa Maria C. V., sulla via Appia (che in quel tratto corre quasi parallelamente all’autostrada), già di per sé satura, quanto a circolazione veicolare. Ciò determina la paralisi della circolazione stradale, senza alcuna possibilità di ulteriore soluzione, salvo bypassare il blocco, deviando il traffico addirittura sulla S. S. Domitiana e poi sull’asse di supporto o l’asse mediano (e viceversa), con successivo rientro in autostrada, oppure su altra viabilità minore, con enorme dispendio di tempo ed allungamento dell’itinerario stradale. Inoltre, il tratto autostradale che corre nei pressi di Capua, talvolta, nella stagione invernale, in seguito a copiose precipitazioni meteoriche, vien chiuso al traffico anche per diverse ore, con conseguente deviazione del traffico sulla viabilità ordinaria, assicurata ugualmente dalla SS Appia. Infine, non si può sottacere che da anni è interdetto il transito dei mezzi pesanti sull’unico ponte disponibile, cioè sul Ponte Romano, con deviazione degli stessi sul Ponte Annibale, di S. Angelo in Formis, col rischio di deterioramento anche di quest’ultimo. Queste non sono le uniche ragioni che rendono strategico il Ponte nuovo di Capua, aperto al traffico nel secondo dopoguerra. Nei primi anni cinquanta del decorso secolo, in Italia, si contavano soltanto alcune centinaia di migliaia di veicoli (circa 350.000 nel 1950), il cui numero è poi cresciuto in maniera esponenziale, divenendo milioni di veicoli, soltanto qualche decennio dopo e decine di milioni successivamente, assommando attualmente ad oltre 40 milioni di veicoli. Negli anni cinquanta del secolo passato Capua disponeva, dunque, di due ponti per un traffico stradale che potremmo definire scarso ed oggi ne dispone di uno soltanto, sebbene i veicoli in circolazione sul territorio nazionale assommino ad oltre 40 milioni.

Perché questa lunga riflessione sul Ponte Nuovo di Capua? Lo scopo è intuibile: bisognava intraprendere la stessa procedura semplificata impiegata per la ricostruzione del Ponte Morandi di Genova. E’ ormai comune opinione che quando si tratta di opere strategiche le stesse dovrebbero essere sottoposte all’attenzione dello Stato affinché adotti procedure semplificate, tali da consentire soluzioni in tempi brevi. Il Decreto legge per l’emergenza Genova, del settembre 2018, convertito in legge nel successivo mese di novembre, ha, infatti, introdotto misure straordinarie per accelerare la ricostruzione del Ponte Morandi (denominato ora Ponte Genova – San Giorgio), adottando un modello di appalto integrato e derogando in parte le normative ordinarie su appalti e ambiente. L’approccio per la rimessa in efficienza del Ponte Nuovo di Capua, essendo strategica la sua funzione nell’ambito della circolazione stradale nazionale, avrebbe dovuto seguire un iter analogo a quello predisposto per Genova. Il Ponte Nuovo ed il Ponte Romano valicano entrambi il fiume Volturno e su di essi si svolge il traffico stradale della Via Appia, la “Regina Viarum”, che, dopo oltre duemila anni di storia, rappresenta l’arteria più importante per la circolazione stradale nord/sud e costituisce tuttora l’unica valida alternativa all’autostrada A/1, in caso di impercorribilità della stessa. Conclusivamente un diverso approccio per la rimessa in sicurezza del Ponte Nuovo, attraverso la sollecitazione del competente Dicastero dei trasporti, per l’adozione di un provvedimento legislativo di urgenza, avrebbe richiesto tempi di lavorazione certamente più brevi.

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