di Asia Giangrande
Che i funerali di stampo politico siano sempre stati veicolo di propaganda è sicuramente indubbio, eppure nella specificità del caso di Charlie Kirk questo si è tramutato in un vero e proprio evento nazionale reso parabolico da molteplici simbolismi che rimandano ad una becera strumentalizzazione di una religione che sappiamo bene essere fondante nella sfera repubblicana degli Stati Uniti.Un evento scandito da manierismi, quali l’uso di fuochi d’artificio e croci di misura rilevante, con una teatralità che ha guidato il funerale in tutto il suo svolgimento. La misura del perdono – caratterizzante biblicamente – viene usata come strumento per martirizzare ancora una volta una figura controversa come quella di Charlie Kirk, il quale già da tempo negli ambienti repubblicani godeva di una reputazione che lo vedeva eroe. La moglie Erika si rifà infatti a quest’ultima parabola per estendere benevolenza a colui che ha causato la morte di uno dei volti più noti del mondo politico conservatore statunitense. In aggiunta lo stesso Presidente Trump si è servito del palcoscenico per diffondere le ultime novità, quali una suddetta cura all’autismo, che ci rimanda ad un sistema propagandistico senza frontiere. Quanto è corretto usare la religione come veicolo di propaganda? Quali sono i limiti del culto dei morti?






