L’interrogativo cruccia i diffidenti della malapolitica. Non che non abbiano pure ragione, sia chiaro, ma una ventata di ottimismo, ogni tanto, bisogna saperla pure cogliere. La situazione in Campania, del resto, è ben chiara e i vari candidati, ciascuno con i propri sfavillanti programmi, cercano di proporsi per dare un contributo alla rinascita di un’area che stenta a decollare. I problemi proposti all’elettorato sono uguali un po’ per tutti: sanità, rifiuti, criminalità, infrastrutture, welfare e turismo. Andiamo, quindi, a focalizzare l’attenzione un po’ sui temi che, almeno per la provincia di Caserta, appaiono di prioritaria gestione. È ormai evidente, in base a quanto riferiscono i vari candidati ascoltati nei giorni scorsi, che il futuro della sanità provinciale sia legata ad un discorso di “medicina di prossimità”. Faccio un po’ di difficoltà a capire come l’incapacità a salvaguardare l’esistenza dei piccoli ospedali, aperti o chiusi, come quelli di Capua, Santa Maria Capua Vetere, Sessa Aurunca, Teano, ex ecc., possa essere giustificata dalla “prossimità”. Stento a comprendere la ragione dell’assunto, udito ormai in varie sedi, secondo cui un presidio di piccole dimensioni, come può essere un punto di primo soccorso, un ospedale o casa di comunità, psaut e qualunque possa essere spacciata per “prossimità”, possa essere migliore di un ospedale “tout court”. Come, ad esempio, quelli esistiti da decenni nei nostri territori. Disservizi e disagi dell’utenza non si annoverano negli annali di quello che sembra essere il periodo preistorico della sanità pubblica casertana, con tanti ospedali e pronti soccorsi pronti ad accogliere le istanze delle varie comunità locali. Dietro questa approssimativa parola di “prossimità” si celano due problemi grossi: i soldi e i medici. Un binomio imprescindibile. La regione, con il suo futuro governo, dovrà impegnarsi – e non poco – a restituire alla sanità casertana quella dignità persa da tempo. E ben venga l’ospedale mega galattico da 90 milioni di euro a Capua e il Policlinico di Caserta, che sembra una chimera ad uso intermittente della propaganda politica. Ma quali generazioni potranno beneficiarne? Il problema grosso è la penuria di medici, soprattutto di quelli d’emergenza. La questione, però, è nazionale e stendo un velo pietoso sull’utilizzo di medici e personale sanitario estero per sopperire alle carenze determinate dallo Stato stesso. Sui rifiuti, entrando nel merito del problema degli impianti casertani, è chiaro che l’impellenza, al di là delle immediate bonifiche dei depositi illegali, abbia un’esigenza normativa. Occorre che l’investimento economico, in materia di trattamento dei rifiuti, sia vincolato ad una regolamentazione regionale più rigida e ad una geografia di localizzazione che tenga conto della presenza degli impianti già operativi e della loro specializzazione. Sia adottata una norma, di cui possono farsi portavoce i futuri consiglieri regionali, che eviti il sovraccarico di impianti, come nella zona dell’Agro Caleno, e che limiti l’iniziativa a società “improbabili”, semplicemente munite della partita iva. Il sistema dei controlli da predisporre per la sicurezza dei siti deve essere assolutamente “pubblico”. La provincia ha, tuttavia, anche ricchezze di cui vantarsi. Tra monumenti e specialità enogastronomiche le comunità potrebbero “campare” di rendita, ma gli enti municipali stentano a fare rete e ben vengano, in questa prospettiva, progetti regionali che esaltino i “gioielli” del territorio attraverso elementi condivisi come un fiume, un bosco, un’epoca storica. La provincia di Caserta non è solo l’Appia, ma ha i suoi caratteri distintivi anche nel Volturno, nei versanti montani e nella storia dei romani, dei longobardi, dei normanni, dei popoli che si sono insediati nella Campania Felix. Se di “rete” si deve parlare, farebbero bene gli aspiranti consiglieri comunali a parlare di “infrastrutture”, ma a partire dalla sicurezza di tutti i ponti, ormai vetusti, e soprattutto dei collegamenti tra i Comuni, alcuni di essi isolati e sprovvisti di aree di stazionamento per gli autobus. Sul welfare, si adoperino i due candidati presidenti, all’esito del risultato finale, ad attuare serie politiche occupazionali che propongano un lavoro dignitoso e non un reddito di dignità, da gestire in favore dei veri soggetti in stato di emarginazione e in reale difficoltà economica, non ai soliti “furbetti”. La speranza mi rende sempre ottimista. La sfida elettorale non appare, dagli ultimi sondaggi, scontata e, in questa apatia generale degli elettori mista a sfiducia, corrono con fremito i vari candidati. Che sia la volta buona? Lo vedremo, votando.






